PER UNA

Scuola si-cura

Rete degli Studenti Medi del Lazio

Scopri la piattaforma per un nuovo modello di scuola.
Vogliamo costruire una scuola accessibile, sicura e inclusiva..

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Scuola si-cura

Scuola si-cura

Scopri la piattaforma per un nuovo modello di scuola.

Vogliamo costruire una scuola accessibile, sicura e inclusiva..

Costruiamo una società di cura a partire dalla scuola

La nostra società è basata su un sistema patriarcale, cis-eteronormativo e intriso di competitività tossica. La scuola rispecchia pienamente le storture del nostro Paese, riproducendo e consolidando meccanismi malati che impediscono la crescita di student3 consapevol3 e decostruit3.

Un’indagine della Fondazione Libellula del 2024, condotta su 1.592 adolescenti tra i 14 e i 19 anni, ha rivelato che 1 su 5 non riconosce gli abusi nelle relazioni e considera normale toccare o baciare una persona senza consenso; più di 1 su 4 non percepisce come sbagliato condividere dettagli intimi del partner senza approvazione.

È evidente che la scuola fallisce nel suo ruolo educativo ed emancipatorio, non fornendo all3 student3 strumenti per relazionarsi con se stess3 e con la collettività che l3 circonda.

Questo fallimento è visibile anche all’interno degli istituti scolastici: le storie di molestie e discriminazioni nelle scuole sono ormai all’ordine del giorno.

Per non parlare delle prestazioni e delle pressioni a cui l3 student3 sono continuamente sottopost3, con ricadute significative sulla loro salute mentale.

Oggi le scuole non sono luoghi di cura e non riescono a orientare la società verso un reale benessere collettivo. La nostra idea di scuola è diversa.

Vogliamo una scuola che curi la società, che educhi le nuove generazioni per interrompere un ciclo di violenza che va avanti da troppo tempo. Vogliamo una scuola che sia presidio di inclusione, avanguardia nell’applicazione di pratiche transfemministe e di cura. Vogliamo una scuola dove la salute mentale sia prioritaria e smetta di essere un tabù. Vogliamo una scuola sicura, per tutt3.

Da queste necessità, nasce la campagna “La scuola si-cura”, dalla volontà di costruire strumenti che rendano le scuole luoghi in cui ognunə possa sentirsi davvero se stessə.

Servono metodi che mirino a decostruire e tutelare l3 student3, affinché la scuola diventi un esempio da seguire e imitare. Vogliamo costruire una scuola che sia luogo di cura, dove crescere, formarsi a 360° e soprattutto stare bene.

Bisogna partire dai codici contro discriminazioni, molestie e mobbing; dall’educazione sessuo-affettiva; dalle carriere alias; dai congedi mestruali; dalle tampon box; dagli sportelli psicologici in ogni scuola.

Vogliamo che la nostra Regione sia avanguardia nel costruire questa scuola e che le istituzioni regionali, provinciali, comunali e municipali si impegnino concretamente in questa direzione.

Codice per la prevenzione e il contrasto di fenomeni di discriminazioni, molestie e mobbing

Vogliamo un codice di condotta in ogni scuola, che affronti in modo integrato le diverse forme di discriminazione e lesione della dignità personale, oltre le sole molestie sessuali, e che copra quindi un ambito ampio di prevenzione e contrasto di discriminazioni, molestie e mobbing.

È fondamentale riconoscere l’intersezionalità dei fenomeni, per garantire un codice coerente con l’obbligo pubblico di promuovere ambienti sicuri e inclusivi e per rafforzare la cultura del rispetto nella comunità scolastica.

Servono definizioni chiare e corrette delle condotte di applicazione del codice, che offrano un quadro concettuale dettagliato e mettano al centro l’empowerment della persona lesa, evitando fenomeni di vittimizzazione secondaria e valorizzando l’autodeterminazione individuale.

[Alleghiamo le definizioni delle condotte d’interesse a fine paragrafo]

Il codice deve partire da principi chiari:

La scuola deve garantire a tutte le sue componenti le medesime condizioni di rispetto e di pari dignità.

Respinge ogni forma di discriminazione, tanto diretta quanto indiretta, in ragione di uno o più fattori, inclusi il genere, l’ orientamento sessuale, l’identità e l’ espressione di genere, la razza, le origini nazionali o etniche, l’ aspetto fisico e il colore della pelle, l’età, l’abilità fisica o mentale, la salute, la gravidanza, la lingua, la religione, l’ opinione politica, la condizione sociale, le condizioni personali, economiche o altre condizioni.

Ogni atto o comportamento che si configuri come discriminazione, mobbing, molestia sessuale o morale è inammissibile; Tutt3 hanno diritto a essere trattat3 con dignità, a essere tutelat3 nella propria libertà personale e a denunciare eventuali intimidazioni o ritorsioni subite in ambito scolastico o lavorativo.

Il codice deve essere osservato da chiunque studi o lavori, anche occasionalmente, nella scuola.

Il principio di responsabilità collettiva è centrale: tutta la comunità scolastica deve contribuire a costruire un ambiente in cui discriminazioni e molestie non siano in alcun modo tollerate.

Deve trovare applicazione ovunque le condotte di interesse siano tenute, anche al di fuori dei locali della scuola, qualora connesse alla relazione di studio o di lavoro.

Deve prevedere circostanza aggravante della molestia/discriminazione/mobbing l’esistenza di una posizione di svantaggio, asimmetria e subordinazione gerarchica tra la persona che ha subito e la persona autrice della condotta.

Deve prevedere circostanza aggravante l’eventuale reiterazione dei comportamenti.

Vogliamo un codice che punti a prevenire e non solo a gestire le condotte sopra citate e che quindi preveda attività di informazione, sensibilizzazione e formazione.

Serve che la scuola si impegni a:

predisporre specifici interventi di sensibilizzazione di tutta la comunità studentesca in materia di tutela della libertà e della dignità della persona, al fine di prevenire il verificarsi di comportamenti configurabili come molestie sessuali, morali o atti discriminatori;

includere nei programmi di formazione di tutto il personale e della dirigenza gli orientamenti interpretativi adottati in merito alla prevenzione delle molestie sessuali, morali o atti discriminatori;

assicurare con cadenza annuale, sulla base delle proposte elaborate, moduli formativi di aggiornamento, tesi a sviluppare la cultura del benessere organizzativo e un positivo clima lavorativo;

Educazione sessuo-affettiva

L’Italia rientra nei 7 paesi europei in cui l’educazione sessuo-affettiva a scuola non è obbligatoria.

Le linee guida Onu consigliano che si parta con percorsi di educazione sin dalle elementari, con programmi ben definiti, comprensivi e scientificamente accurati.

L’UNESCO sottolinea l’importanza del diritto all’educazione affettiva e sessuale non solo in quanto diritto alla salute, ma anche al fine di realizzare il pieno rispetto dei diritti umani e favorire l’uguaglianza di genere.

Da anni scendiamo in piazza per chiedere che venga inserita nei programmi di ogni scuola e di ogni grado, dopo le ondate di manifestazioni degli ultimi anni il Ministro dell’Istruzione propone un disegno di legge che inserisce dei limiti chiari:

le famiglie dovranno dare il consenso per la partecipazione ai corsi.

Inoltre Valditara ha chiarito che le “teorie” sull’identità e sulla fluidità di genere non potranno essere affrontate nella scuola dell’infanzia e nella primaria.

Questa non è l’educazione sessuo-affettiva che vogliamo: la proposta di legge di Valditara va ritirata a favore di altri provvedimenti che prevedano educazione sessuo-affettiva per tutt3.

L3 student3 hanno bisogno di un’educazione sessuale a tutto tondo che non tocchi solo i temi della sessualità dal punto di vista medico-sanitario, ma anche contenuti di tipo sentimentale e relazionale collegati al tema.

Serve parlare di consenso, di rispetto del corpo, di riconoscimento di segni di violenza e di comportamenti tossici.

Vogliamo un istruzione che abbracci ogni tipologia relazionale, di genere e orientamento e che non abbia quindi un impianto cis-eteronormativo.

E tutto questo deve avvenire nell’orario scolastico con esperti sessuologi e psicologi in modo tale che, finalmente, l’educazione sessuo-affettiva possa essere uno strumento di emancipazione culturale rispetto ai pregiudizi e ai tabù che ci sono stati insegnati finora.

Congedo mestruale e tampon box

Il congedo mestruale è un’integrazione al regolamento d’istituto che permette di avere una deroga dal numero di assenze di massimo 2 giorni al mese per l3 student3 affett3 da dismenorrea e/o patologie legate al ciclo mestruale, in modo che non influisca sul monte orario massimo.

Il congedo mestruale è una esigenza, tanto per permettere a tutt3 di vivere in maniera positiva l’ambiente scolastico, quanto per abbattere i tabù ancora presenti riguardo il tema delle mestruazioni.

È preoccupante che la maggioranza dei dirigenti scolastici non riconosca il congedo mestruale come uno strumento effettivo e tangibile per migliorare la vita dell3 student3 e anzi spesso ostacolano la sua introduzione cercando di influenzare il consiglio d’istituto.

Eppure, noi sappiamo che introdurre il congedo mestruale dentro le scuole è il primo passo per garantire pari diritti e opportunità all’interno delle mura scolastiche. Nella stessa direzione va l’iniziativa dei distributori di assorbenti nelle scuole.

Già da alcuni anni l3 rappresentanti d’istituto o i collettivi propongono l’istituzione di tampon box: queste sono delle scatole rifornite dall3 student3 con gli assorbenti che hanno a casa, una sorta di mutuo soccorso per tutte l3 student3 che potrebbero averne bisogno, per motivi economici o di emergenza.

A lungo andare non è però sostenibile: in un momento in cui la tassazione sugli assorbenti è salita al 10%, deve essere compito delle scuole garantirli come bene di prima necessità. Questa spesa non può e non deve essere sostenuta dalle famiglie del3 student3, sono le scuole che devono riconoscere le tampon box come un’esigenza reale e tangibile della comunità studentesca.

Per questo vogliamo che nei bilanci delle scuole vengano destinati dei fondi per l’acquisto e il rifornimento di distributori di assorbenti, al fine di garantire a tutt3 ciò che in Italia è considerato un “bene di lusso”.

QUI TROVI IL REGOLAMENTO PER IL CONGEDO MESTRUALE

Identità Alias

Per garantire una scuola davvero inclusiva, è fondamentale che ogni istituto adotti un regolamento alias — spesso definito “Carriera Alias” — ovvero un profilo provvisorio pensato per le persone in transizione di genere e non solo, che consente di utilizzare negli ambienti scolastici il nome di elezione.

Finora, l’introduzione delle Carriere Alias è stata possibile solo grazie all’impegno di singoli Consigli di Istituto particolarmente attenti o alla forte mobilitazione studentesca. Questo modello, dipendente dalla sensibilità del singolo contesto scolastico, impedisce che la questione venga discussa ovunque, soprattutto in assenza di una chiara normativa nazionale del Ministero dell’Istruzione.

Per questo, riteniamo necessaria l’adozione di linee guida nazionali che invitino tutte le scuole a deliberare un regolamento alias uniforme nei rispettivi Consigli di Istituto. È inoltre fondamentale che tale regolamento non preveda l’obbligo di una diagnosi di disforia di genere: richiederla significherebbe continuare a patologizzare le identità trans e creare barriere di accesso per chi, per motivi economici o personali, non può intraprendere percorsi psichiatrico-clinici.

Infine, perché il regolamento sia davvero inclusivo, l’accesso alla Carriera Alias deve essere garantito non solo all3 student3, ma all’intera comunità scolastica, coinvolgendo anche docenti e personale ATA.

QUI TROVI IL REGOLAMENTO ALIAS

Proposta di legge sulla Salute Mentale

Di salute mentale si parla sempre di più, ma continua a essere trattata come un tema secondario, un problema che non si può affrontare, un disagio di cui la politica non si fa carico.

Ogni giorno raccogliamo segnali chiarissimi: giovani che chiedono ascolto, mentre scuole e università non riescono a rispondere ai bisogni emotivi delle loro comunità, famiglie lasciate sole nel gestire situazioni sempre più complesse.

Eppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che il benessere psicologico è parte integrante del diritto alla salute.
Non un dettaglio. Non un lusso, ma un diritto umano.

Da anni chiediamo che questo principio entri finalmente nelle politiche pubbliche, che il benessere psicologico non venga affrontato solo nelle emergenze, ma con strumenti stabili, accessibili e professionali.

In Italia, la quota di spesa pubblica dedicata alla salute mentale resta ferma attorno al 5% della spesa sanitaria complessiva, meno della metà della media Ocse (11%), paesi, infatti, come Danimarca, Norvegia e Olanda investono più del doppio, ottenendo risultati migliori in termini di prevenzione e accesso ai servizi.
Inoltre: secondo i dati diffusi dall’associazione Pubblica, sono state oltre 360 mila le richieste inviate dal3 cittadini per accedere al bonus psicologo. Un dato che conferma la crescente attenzione verso la salute mentale e la necessità di un accesso più equo ai servizi psicologici. Di queste richieste, solo 6.300 sono l3 beneficiari per mancanza di fondi.

Rimaniamo convint3 che i bonus sono uno strumento che aiuta, ma che non basta minimamente per affrontare la questione del benessere psicologico nel nostro paese, serve potenziare i servizi, investire in prevenzione e sensibilizzazione.

Per questo abbiamo portato avanti una proposta di legge con la campagna Chiedimi come sto, che chiede l’istituzione di un servizio continuativo di supporto psicologico nelle scuole e nelle università, con psicolog3 preparat3, presenti, e riconosciut3 come parte fondamentale della comunità educativa, che lavori in sinergia con i consultori e con le ASL territoriali.

Una proposta concreta, necessaria, urgente. Eppure, ancora oggi, rimane ai margini dell’agenda politica. Questo non è il modello di tutela che vogliamo. Vogliamo un’Italia in cui chiedere aiuto non sia un privilegio, in cui la salute mentale non dipenda dal reddito, in cui student3 e giovani non debbano portarsi addosso, da sol3, il peso di ciò che provano.

Vogliamo scuole e università capaci di riconoscere il valore dell’ascolto, del supporto, della prevenzione.

Per questo chiediamo che la proposta di “Chiedimi come sto” venga finalmente accolta e messa in atto. Perché ignorare la sofferenza psicologica significa lasciare indietro un’intera generazione.

Interventi regionali a favore della famiglia, natalità e della crescita demografica (207/25)

Nel pensare agli strumenti di cui possiamo dotarci per migliorare le scuole della nostra regione non possiamo non interrogarci sul contesto politico attuale e sulle politiche che la nostra Regione sta mettendo in atto che vanno a minare la parità di genere e hanno impianti etero normativi.

La maggioranza del consiglio regionale del Lazio ha, infatti, recentemente depositato una proposta di legge regionale sulla natalità, nella quale però c’è un evidente tentativo di limitare la scelta dell’aborto.

In questa proposta si adotta un approccio legislativo che prevede un’unica tipologia di famiglia: pensiamo, però, che si dovrebbe adottare un approccio più equilibrato che riconosca e sostenga tutte le forme di famiglia, incluse quelle monogenitoriali o omogenitoriali, le quali invece sono completamente escluse nella proposta.

Le politiche sulla gravidanza dovrebbero garantire tutela e libertà di scelta, offrendo sostegni economici e sociali non solo per proseguire una gravidanza indesiderata ma anche per affrontare la genitorialità intera, dalla nascita del bambino o della bambina fino al compimento della maggiore età. Infatti l’incentivo che propone la regione Lazio suona in realtà come un incentivo a non abortire, il che è un chiaro attacco alla libertà di scelta delle donne.

Inoltre la proposta di legge dice di voler «sostenere il diritto dei genitori di scegliere i percorsi educativi, ritenuti più adeguati per i propri figli, anche attraverso la prassi del consenso informato» e incentiva i progetti di home schooling.

In ambito educativo però sarebbe opportuno tutelare il ruolo della scuola pubblica come presidio di inclusione e di uguaglianza, arginando le forme di istruzione alternative che non solo gravano, nel 90% dei casi, sulla figura materna, ma che anzi rischiano di creare una disparità educativa tra l3 student3 che frequentano la scuola pubblica e chi non la frequenta.

Vogliamo che la Regione adotti provvedimenti diversi che supportino tutte le famiglie, nel rispetto delle loro diversità e che rispettino la libertà di scelta di ogni persona.

Quindi cosa serve?

  • L’approvazione di un codice contro molestie, discriminazioni e mobbing in tutte le scuole della regione che preveda gli elementi sopra citati;
  • Un programma di educazione sessuo-affettiva obbligatorio in ogni scuola di ogni grado;
  • L’approvazione del congedo mestruale e la previsione di un fondo per distributori di assorbenti gratuiti;
  • L’approvazione di regolamenti Alias senza obbligo di diagnosi di disforia di genere;
  • L’adozione di provvedimenti da parte della Regione Lazio che supportino tutte le famiglie, nel rispetto delle loro diversità della libertà di scelta di ogni persona;
  • L’approvazione della legge sulla Salute Mentale;
  • L’impegno da parte di tutte le istituzioni regionali, provinciali, comunali e municipali nella costruzione di un modello di scuola sicuro e che miri a curare la nostra società da discriminazioni e disparità.

Definizioni:

Molestia: Si definisce molestia ogni atto o comportamento indesiderato, sia esso fisico o verbale, o la minaccia di porlo in essere, sia in un unica occasione che ripetutamente, avente lo scopo o l’ effetto di violare la dignità di una persona, la sua integrità fisica e la sua libertà, ovvero che sia suscettibile di creare ritorsioni o un clima di intimidazione nei suoi confronti, direttamente o per sua conseguenza, per i motivi di cui all’art.1

La natura indesiderata della molestia la distingue dal comportamento amichevole che è invece ben accetto e reciproco. Spetta a chi la subisce stabilire quale comportamento sia da tollerare e quale invece da considerare offensivo.

Molestia sessuale: Per “molestia sessuale” si intende ogni atto o comportamento indesiderato a connotazione sessuale.

A mero titolo esemplificativo, senza pretese di esaustività, si enunciano taluni comportamenti qualificabili come molestie sessuali:

  • apprezzamenti e insinuazioni sul corpo e sulla sessualità;
  • richieste implicite o esplicite di prestazioni sessuali indesiderate, sconvenienti od offensive;
  • promesse implicite od esplicite di carriera, di agevolazioni e privilegi anche al di fuori dell’ambito lavorativo o di studio, in cambio di prestazioni sessuali;
  • qualsiasi contatto fisico intenzionale non desiderato e inopportuno;
  • comportamenti violenti a connotazione sessuale;
  • messaggi scritti/verbali o altre forme di comunicazioni allusive di natura sessuale che siano lesivi della dignità della persona;
  • materiali pornografici o altri materiali analoghi esposti o diffusi nei luoghi di lavoro, studio e ricerca, anche con strumenti informatici;
  • minacce, ritorsioni, ricatti o maltrattamenti per aver respinto comportamenti molesti a connotazione sessuale.

Molestia morale: Si definisce “molestia morale” ogni comportamento ostile, fisicamente o psicologicamente persecutorio, diretto contro una persona.

A titolo esemplificativo, senza pretese di esaustività, rientrano nelle molestie morali:

  • gli atti vessatori o persecutori;
  • i rimproveri adottati con modalità offensive del decoro della persona;
  • le offese alla dignità e le umiliazioni;
  • la delegittimazione dell’immagine, anche di fronte a terzi, mediante insinuazioni su problemi psicologici o fisici della persona sulla qualità professionale;
  • l’emarginazione ed isolamento con intento persecutorio, quale l’ingiustificata rimozione da incarichi già affidati, la limitazione della facoltà di espressione o l’eccesso di controllo;
  • l’attribuzione di compiti impropri;
  • i comportamenti miranti a discriminare, screditare o comunque danneggiare chiunque nella propria carriera o status;
  • le minacce di licenziamento ingiustificate;
  • l’immotivata esclusione o marginalizzazione dalle ordinarie comunicazioni;
  • l’emarginazione e l’isolamento con intento persecutorio;
  • la sottostima sistematica dei risultati non giustificata da insufficiente rendimento o mancato assolvimento dei compiti assegnati;

È da considerarsi molestia anche ogni forma di ritorsione contro chiunque segnali comportamenti molesti o ne sia testimone.

Atti discriminatori: Rientrano nelle molestie morali anche le condotte ed espressioni verbali discriminatorie fondate sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere, sull’origine etnica o sulla provenienza territoriale, sulla religione, sulla disabilità, sull’età, sulle diverse opinioni politiche o sindacali, sulla condizione economica e sociale.

Si ha comportamento discriminatorio quando una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata, o sarebbe stata trattata un’altra persona in una situazione analoga.

Mobbing: qualsiasi forma di violenza morale o psichica nell’ambito del contesto lavorativo, attuato dal datore di lavoro o da dipendenti nei confronti di altro personale o di student3. Esso è caratterizzato da una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti diversi e ripetuti nel tempo in modo sistematico e abituale, aventi connotazioni aggressive, denigratorie o vessatorie tali da comportare un’afflizione lavorativa idonea a compromettere la salute e/o la professionalità e la dignità della persona, fino all’ipotesi di escluderlo dallo stesso contesto di lavoro o studio. Il mobbing si caratterizza dunque per una mirata reiterazione di plurimi atteggiamenti, convergenti nell’esprimere ostilità verso la vittima e preordinati a mortificare e a isolare la persona, in cui ricorrono l’elemento oggettivo della pluralità di comportamenti vessatori e l’elemento soggettivo dell’intendimento persecutorio.